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Calogero Mannino è stato assolto!

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Calogero Mannino è stato assolto nel secondo processo d'appello dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. 
. Ex segretario regionale della DC, ex ministro democristiano, trapassato tranquillamente, senza traumi, dalla prima alla seconda repubblica e oggi è felicemente seduto in Senato con l'UDC, l'Unione dei Cuffari, dei Casini e dei Cesa. E anche dei Mannini. 
La formuletta è la solita per assolvere un politico coperto di prove: le prove sono insufficienti. 
E' il solito comma 2 dell'articolo 530 del codice di procedura penale, lo stesso che avevano inserito nella sentenza di primo grado che assolveva Andreotti, anche lì per insufficienza di prove, lo stesso usato per assolvere il presidente della Provincia di Palermo, Francesco Musotto, lo stesso per tanti processi, per accuse diverse ovviamente, usato per Berlusconi, a cominciare dalla sentenza della Cassazione sulle tangenti alla Guardia di Finanza. 
Bene, le sentenze, come è noto, si rispettano, se ne prende atto, si aspettano le motivazioni, se non le si condivide si impugnano nella sede successiva. 
Probabilmente la procura generale di Palermo ricorrerà un'altra volta in Cassazione, al contrario di quello che era avvenuto la volta scorsa quando Mannino, assolto in primo grado per insufficienza di prove, in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, e aveva impugnato la sentenza in Cassazione che gli aveva dato ragione dicendo che la motivazione era scritta male, bisognava riformularla. 
Aveva rimandato indietro il processo alla Corte d'Appello per difetto di motivazione perché si rifacesse il processo di secondo grado, lo si è rifatto, i giudici questa volta lo hanno assolto per insufficienza di prove, cioè hanno ritenuto insufficienti le stesse prove che i loro colleghi della stessa Corte d'Appello avevano ritenuto sufficienti. 
Stavolta, probabilmente, sarà l'accusa a impugnare davanti alla Cassazione e se così forse potrebbe anche darsi che la Cassazione rimandi il processo indietro per fare un terzo processo di Appello. 
Uno dirà "siamo dei pazzi a fare così". Sono i pro e i contro del sistema che abbiamo in Italia, che consente molte impugnazioni e che, consentendo vari gradi di giudizio, prevede la possibilità che ogni volta i giudici valutino il materiale probatorio in maniera diversa da quello dei loro colleghi precedenti. 
C'è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto, è sempre così. 
E' una valutazione discrezionale. 
Ogni volta che assolvono qualcuno che era stato arrestato, come in questo caso, oppure indagato oppure addirittura già condannato una volta, scatta subito lo strillo generale: "ecco, era un errore giudiziario!". 
Non c'è stato nessun errore giudiziario nel caso di Mannino. 
Mannino è stato arrestato all'inizio degli anni Novanta ed è rimasto in carcere per due anni. 
L'arresto non l'ha fatto la procura di Caselli, l'ha chiesto la procura di Caselli. 
Due pubblici ministeri, Teresa Principato e Vittorio Teresi, e quell'arresto è stato confermato. 
E' stato disposto dal GIP, ovviamente, confermato da tre giudici del riesame. Due PM, un GIP e tre giudici del riesame: siamo già a sei. 
Ha fatto ricorso la sua difesa alla Cassazione, la Cassazione si è pronunciata a sezioni unite. Sono in nove nelle sezioni unite: i nove delle sezioni unite hanno confermato l'esigenza di tenerlo dentro, e siamo a nove più sei: quindici. 
Dopodiché hanno chiesto la scarcerazione per motivi di salute; il tribunale del riesame di Palermo, altri tre giudici, hanno detto di no. 
Diciotto giudici di diverse città, sedi e funzioni hanno deciso che Mannino doveva stare in galera. 
E' evidente che non possono essere tutti visionari o avercela tutti con lui. 
E allora com'è che è stato arrestato e ora è stato assolto? 
Semplice: c'erano gli elementi per arrestarlo e secondo i giudici non c'erano sufficienti elementi per condannarlo. 
I fatti sono, per esempio, che Mannino già dal Tribunale che lo assolveva in primo grado era stato giudicato malissimo, dal punto di vista politico ed etico. 
"E' acquisita la prova che nel 1980-1981 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa Nostra Antonio Vella - c'era stato addirittura un incontro in casa con questo farabutto - e in seguito con altri boss della mafia Agrigentina". 
Il Tribunale parlava, assolvendolo - il Tribunale che 'gli voleva bene' - di "patto elettorale ferreo, avallato dall'intervento di un mafioso come Vella. Un patto che costituisce una chiave per interpretare la personalità e consente di invalidare buona parte della linea difensiva di Mannino, volta a rappresentarlo come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi" o addirittura vittima di chissà quali complotti. 
Nessun complotto, altro che immune da contatti mafiosi: questo sapeva che erano mafiosi, andava lì e faceva un patto elettorale ferreo con i capi mafia di Agrigento. 
E poi aveva proseguito negli anni successivi. 
Perché allora l'avevano assolto e perché adesso l'hanno di nuovo assolto? 
Probabilmente, la motivazione oggi non c'è, abbiamo quella del primo grado, perché "non c'è la prova che l'accordo elettorale abbia avuto a oggetto una promessa di svolgere un'attività anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa Nostra". 
Traduzione in italiano: E' provato che abbia fatto un patto elettorale con la mafia, è provato che ha incontrato i capi mafia, è provato che gli abbia chiesto i voti, è provato che quelli l'hanno votato... ma poi Mannino li ha fregati. 
Cioè Mannino ha truffato la mafia e non ha dato in cambio quello che loro si aspettavano, o almeno non è provato che lui abbia dato qualcosa in cambio. 
In appello, nel primo appello, il procuratore generale Teresi, invece, aveva dimostrato che cosa aveva dato in cambio Mannino, e aveva portato una sentenza fantastica, che è quella sul tavolino degli appalti in Sicilia. 
Voi sapete che nelle zone "normali" la corruzione riguarda l'imprenditore che paga e il politico che prende. 
In Sicilia e nelle zone di criminalità organizzata il tavolino ha tre gambe: c'è l'imprenditore che paga e dall'altra parte ci sono il politico e il mafioso che prendono. 
Nella sentenza su questo tavolino a tre gambe, quello gestito da Salamone, il fratello del magistrato di Brescia. Filippo Salamone l'imprenditore agrigentino che gestiva il tavolino insieme ai mafiosi e ai politici. 
C'è scritto che negli anni Ottanta, quando Mannino era segretario regionale, poi diventò ministro della DC, funzionava perfettamente il triangolo con i politici che prendevano i voti dai mafiosi, gli imprenditori che pagavano i mafiosi e i politici in cambio di appalti e i mafiosi che ricevevano appalti in cambio dei voti ai politici e della protezione agli imprenditori. 
Sapete com'è andato quel processo? C'erano tre nomi di politici che facevano parte di questo patto, del tavolino: uno si chiamava Sciangula, uno Nicolosi ed era il presidente della Regione, democristiano, e l'altro si chiamava Mannino. 
Sono nominati tutti e tre nella sentenza. Quale? Quella che condanna per il tavolino degli affari politico-mafiosi-imprenditoriali gli imprenditori e i mafiosi. 
I mafiosi sono stati condannati, gli imprenditori sono stati condannati. 
E i politici? Sono stati assolti. Voi capite la differenza che c'è fra un errore giudiziario e una diversa valutazione degli elementi. 
Evidentemente quello che fanno i politici è meno grave di quello che fanno i mafiosi e gli imprenditori insieme ai politici. 
Qualcuno potrebbe persino pensare che l'errore giudiziario non è soltanto quando viene condannato un innocente ma anche quando viene assolto un colpevole. Giusto? 
In linea generale è così: l'errore giudiziario è quando il colpevole la fa franca o l'innocente viene condannato al posto del colpevole. 
Ecco, spero che sia chiaro che cosa ho voluto dire: non è tanto importante, agli occhi del cittadino, se un politico ha commesso un reato oppure no, perché anche se si ritiene che non l'abbia commesso, che non ci sia la prova sufficiente che l'abbia commesso, importa se ci sono dei fatti che lo riguardano. 
E voi vedrete che se leggerete la sentenza, la pubblicheremo appena ci sarà, le altre le abbiamo messe nel libro "Intoccabili" che abbiamo scritto Saverio Lodato ed io, vi renderete conto che di fatti ce ne sono a carico di Mannino. 
Penalmente rilevanti? Non lo so, non spetta a me deciderlo. 
Politicamente gravi? Quello si spetta a noi deciderlo! 
Andare ai matrimoni dei mafiosi e poi dire "ero lì per la sposa" facendo finta di non conoscere lo sposo Gerlando Caruana? Strano. 
Assegnare le esattorie della provincia di Agrigento ai cugini Salvo, noti mafiosi? 
Questo ha fatto Mannino. 
Assumere al ministero un certo Mortillaro che era un uomo della mafia, che cosa è? Un fatto. 
Andare a casa o ricevere a casa dei mafiosi per fare "patti elettorali ferrei" con la mafia, anche se poi secondo alcuni non è dimostrato il contraccambio, è un fatto grave o no? E' un fatto grave.E avanti di questo passo. Far parte del tavolino, ed essere garantiti per i voti, con i mafiosi e gli imprenditori è grave o non è grave? 
Bene, di queste cose naturalmente non si è parlato e si è preferito parlare di errore giudiziario come se avessero processato Mannino al posto di qualcun altro. 
Non è stato un abbaglio, non è stato un caso di omonimia o un sosia. 
Volevano processare proprio Mannino e dovevano processare proprio Mannino perché questi fatti andavano esaminati. 
Dopodiché, non basta non essere condannati per poter essere puliti, per poter fare politica a testa alta se si hanno sulla coscienza fatti come questi. 
Naturalmente, sono cose che purtroppo non avete sentito e non avete letto, quindi cosa volete che vi dica? 

( 8 novembre 2008 )



Ci sono 1 commenti sulla notizia
Lucantonio *ane: 23/02/2009 04:58:14
Questa è la politica Rispondi a questo messaggio
Questo spiega perchè in Italia la Mafia non verrà mai sconfitta dallo stato.